Gabriele è un apicoltore pugliese che lavora tra Puglia e Basilicata. A 9 mesi è stato punto per la prima volta. A 6-7 anni ha sviluppato una reazione allergica gravissima: shock anafilattico, corsa in ospedale dalla campagna, medici che dovevano capire in pochi minuti cosa stava succedendo.
Ha iniziato un percorso di desensibilizzazione durato anni. Il problema: nessun ospedale voleva assumersi la responsabilità di fare la prova con l'ape viva. Per sei anni sua madre, presidente di un'associazione apistica, ha chiesto di fare il test con l'insetto vero. Niente. Non hanno mai voluto. Poi ha trovato un medico che lo ha sostenuto, e Gabriele ha scoperto da solo, andando volontariamente presso le api, che la terapia aveva funzionato.
Oggi fa il miele per mestiere. Sposta gli alveari di fioritura in fioritura, dal livello del mare fino a 1.300 metri in montagna, attraversando posti incontaminati dove l'uomo non è ancora arrivato. Le api sono un superorganismo: autonome, organizzate, resilienti. Tu posizioni le arnie, te ne vai, e loro fanno tutto. Ma non tutte le api sono uguali. Ci sono quelle tranquille, lavori senza tuta e senza guanti. E ci sono quelle che ti puntano se passi in bicicletta a 50 metri dal nido. Un piccolo insetto che ti può togliere la vita.
Fare impresa al Sud con l'apicoltura è difficilissimo. I fondi europei in Puglia e Basilicata a volte non arrivano proprio. Le amministrazioni locali pensano sia un hobby. Le gelate bloccano le fioriture, le zone rosse per insetti alieni impediscono di spostarti, e la grande distribuzione vende miscele di zuccheri cinesi spacciati per miele allo stesso prezzo del miele italiano biologico. La Cina prepara miscele su misura per passare i controlli di ogni singolo paese. Un vero mercato della droga applicato al miele. E i controlli? Inesistenti. Intanto il piccolo produttore non può sbagliare nemmeno un'etichetta.
La storia più assurda: due pilastri di pietra costruiti da un vicino su un terreno non suo impediscono al pullman di entrare nella sua azienda. Il 31 marzo gli hanno lasciato 30 turisti tedeschi su una provinciale super trafficata. Per due pilastri. Intanto quelli che svuotano camion di spazzatura nelle cave della Murgia non li controlla nessuno. Dalla Terra dei Fuochi non abbiamo imparato niente.
L'episodio più bello: ha conosciuto sua moglie all'università. Lei di Bari città, lui della campagna della Murgia. L'ha portata in apiario, lei si è innamorata delle api, lui si è innamorato di lei. Si sono sposati. Dice: trovatela un'altra ragazza che sceglie un mestiere così folle.
Il territorio tra dieci anni? Sempre più alla deriva. La Basilicata che girava dieci anni fa era più viva. Oggi non ci sono più le persone. Se non cambiano le cose, saremo la nuova Calabria.
Seguite Gabriele su Instagram: @ilragazzodelmiele
0:01 — La desensibilizzazione: come ha superato l'allergia alle api2:48 — Le api come superorganismo: autonomia e pericolo5:23 — Fare il miele tra Puglia e Basilicata, dal mare a 1.300 metri6:23 — Fare impresa al Sud: fondi che non arrivano11:33 — Miele dall'estero: miscele cinesi e controlli inesistenti17:11 — Il miele è un prodotto lento in un'epoca veloce20:06 — Fare squadra al Sud: il narcisismo delle piccole differenze26:02 — Lo shock anafilattico da bambino29:03 — Come ha conosciuto sua moglie grazie alle api30:48 — Il consiglio a chi vuole iniziare33:15 — L'azienda e il territorio tra 10 anni38:53 — 30 tedeschi sulla provinciale: la burocrazia che blocca tutto41:28 — Spazzatura nelle cave e menefreghismo
———
Questo è il The Vincenzo Martemucci Show. Qui do spazio a tutti. Chiunque abbia una storia da raccontare, un punto di vista, un'esperienza, me lo dica. Le porte sono aperte.